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Age Coin – Performance

Written by Futurismi

Qual’è l’essenza della musica techno in quest’epoca? E’ musica da ballo? E’ arte? E’ una dichiarazione d’intenti? E’ la forma perfetta di libera espressione nel mondo della musica elettronica? Niente di tutto questo? Tutto? Forse, probabilmente, non ha molta importanza. Sotto la bandiera della recente ondata techno, alcune delle più grandi ed avventurose opere nel campo della musica elettronica contemporanea sono state create e date al pubblico. Sia che si tratti di techno industrial, o che sia sperimentale, o ancora che sia essa dance, il genere mostra un universo in espansione in cui tutta la sua storia, e non solo, è stata rielaborata come qualcosa di familiare, ma allo stesso tempo nuovo.

Ecco gli Age Coin: due musicisti post punk danesi (Kristian Emdal e Simon Formann) che danno la loro interpretazione della libertà di cui abbiamo parlato. Essi provengono da progetti come Marching Church, Olympia, Girlseeker e Lower, i quali sono molto lontani da questo tipo di musica (apparentemente), ma non c’è bisogno di pensare a gli Age Coin come una sorta di vacanza dai loro interessi abituali: essi vengono perfettamente tenuti nel corso di questo viaggio,  mostrando un legame tra post punk e techno che non è sconosciuto ai veri intenditori ed amanti del genere (basti pensare al padrino della Birmingham techno, Regis, ed al suo amore mai nascosto per le atmosfere e l’estetica post punk) , un legame che ha trovato, ad oggi, molte espressioni in nomi come Silent Servant, Sandwell District, Vatican Shadow, Broken English Club e così via.

Ora essi pubblicano il loro secondo album “Performance”, ancora una volta sotto la label Posh Isolation, un lavoro che arriva dopo tre cassette ed il debutto “Perceptions”, in cui ancora una volta nulla viene dal nulla, prendendo liberamente da post punk, dalla musica industriale, dalla post -techno, dall’ambient, e dalla musica sperimentale. La scelta della Posh Isolation non è un caso: l’etichetta danese è famosa per il suo approccio rappresentato da nomi quali Varg, Croatian Amor, Puce Mary ed altri nomi, in una visione avventurosa e sperimentale della musica ambient, del noise, dell’industrial, dell’elettronica, e di molto altro ancora, in cui il lato oscuro delle cose incontra uno spirito indipendente, traducendo suoni moderni e antichi in una nuova lingua.

Il lavoro inizia con “Esprit”, una pista dove gli elementi oscuri ambient-industrial  si fondono con un ritmo sincopato e spezzato, guidando l’ascoltatore in un viaggio ipnotico attraverso sensazioni e atmosfere inquietanti. Questo è un punto di partenza perfetto, ma non c’è bisogno di pensare che  l’album si riduca a ciò: “Raptor” gioca con elementi anni 90 di scuola IDM, dandoci un suono strano, quasi liquido e futuristico, mentre “Domestic I” è un episodio inquietante, più orientato verso l’elemento industriale, nel quale troviamo quello che potremmo chiamare un approccio intimo verso la forma libera e la sperimentazione.

“Damp” è il momento tecno-industrial dell’album, ricordandoci la warehouse techno con la sua atmosfera distopica dal sapore sci-fi con i suoi ritmi coinvolgenti, mentre “Monday” preferisce un approccio più minimale e strisciante, con movimenti serpeggianti e field-recordings; “Domestic II” è un numero da pianoforte, disturbato da campionamenti e interferenze, un pastiche che funziona come un interludio prima di “Protein”, un brano basato su un ritmo spezzato che potremmo ricollegare ad alcuni dei membri più avventurosi dell’etichetta di Mike Paradinas, la Planet Mu. Il lavoro si conclude con “Headron” ed il suo minaccioso ritmo lento, mosso sulla base di campionamenti che suonano come riff ed impulsi oscuri, una “dance che è anti-dance”, arricchita da passaggi dark ambient ed elementi di elettronica minimale.

Di sicuro “Performance” è figlio di questo nostro tempo, in cui gli artisti si sentono sempre più liberi nella loro visione e nell’approccio verso la musica sperimentale, un lavoro in cui troviamo una struttura appassionante, la quale fa a pezzi e ricrea elementi di dark ambient, industrial, techno, seguendo una “mentalità post-punk al di fuori del post-punk”. Consigliato ai curiosi ed agli ascoltatori liberi di mente.


What does it mean the concept of techno music in this age? Is it dance music? Is it art? Is it a statement? Is it the ultimate free expression in the world of electronic music? None of this? All of it? Maybe, probably, it doesn’t really matter. Under the banner of the recent techno resurgence, some of the greatest works in the field of contemporary adventurous electronic music have been created and given to the public. Be it Industrial, be it experimental, be it dance, the genre shows an expanding universe where all of its history, and not only that, has been reworked into something familiar, but at the same time new.

Enter Age Coin: two Danish post punk musicians (Kristian Emdal and Simon Formann) giving their own interpretation of the freedom we have been talking about. They come from projects like Marching Church, Olympia, Girlseeker and Lower, which are very far from this kind of music (apparently), but we don’t have to think about Age Coin as a vacation from their usual interests: they perfectly keep them during this journey, showing a link between post punk and techno that is not unknown to the real connoisseur and lover of the genre (lets just think to the godfather of Birmingham techno, Regis, and his never hidden love for post punk atmospheres and aesthetics), a link which has found,  as of today, many expressions in names like Silent Servant, Sandwell District, Vatican Shadow, Broken English Club and so on.

They now publish their sophomore work “Performance”, once again under the tutelage of Posh Isolation, an album coming after three cassettes and the debut “Perceptions”, in which once again nothing comes from nothing, taking freely from post punk, industrial, post-techno, ambient, experimental music. The choice of Posh Isolation is not by chance: the Danish label is famous for his approach empathized by names like Varg, Croatian Amor, Puce Mary and others, an experimental ad adventurous vision of ambient, noise, industrial, electronic, and much more, in which the darker side of things meets an independent spirit, translating modern and old sounds into a new language.

The work starts with “Esprit”,  a track where dark ambient-industrial elements are fused with a syncopated broken rhythm, guiding the listener during a hypnotic journey through sensations and creepy atmospheres. This is a perfect starting point, but we don’t have to think this is what the album is about: “Raptor” plays with 90’s IDM tropes, giving us a strange, kind of liquid and futuristic sound, while “Domestic I” is an eerie, more industrial oriented episode in which we find what we could call an intimate approach to free-form and experimentation.

“Damp” is the techno-industrial moment of the album, reminding us of warehouse-techno with its dystopian sci-fi atmosphere and enthralling rhythms, while “Monday” prefers a more minimal and creeping approach with crawling movements and field-recordings; “Domestic II” is a piano affair soon disturbed by samples and interferences, a pastiche which works as an interlude before “Protein”, a broken-rhythm based track we could link to some of the more adventurous members of Mike Paradinas’ label Planet Mu. The work ends with “Headron” and its menacing slow rhythm based on riff-like samples and dark pulses, an “anti-dance dance” enriched by dark ambient and minimal electronics elements.

For sure “Performance” is a son of this time where artists feel more and more free in their vision and approach regarding experimental music, a work where we find an enthralling structure which chops and restructures the elements of dark ambient, industrial, techno, following a “post-punk mentality outside of post punk”. Recommended to the curious and free-minded listeners.

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