Album Reviews

Caterina Barbieri – Ecstatic Computation

Written by Futurismi

Ascoltando “Ecstatic Computation”, il nuovo album di Caterina Barbieri uscito per Editions Mego, viene da pensare a quella che nella futurologia viene indicata come una “singolarità tecnologica”, ovvero un punto in cui a causa del progresso della tecnologia diventa difficile per il genere umano comprendere appieno gli effetti e le conseguenze della stessa sulla nostra specie. Ad esempio, l’emergere di un’intelligenza artificiale potrebbe mettere in crisi, se non soppiantare del tutto (come già narrato in molta fantascienza distopica), l’intelligenza umana e la sua capacità di controllo degli eventi. Capacità già abbastanza scarsa in verità, giacché siamo in tempi di apocalisse climatica annunciata.

Senza scomodare le avanguardie musicali, pensiamo, ad un livello più popolare, all’Intelligent Dance Music (IDM) emersa negli anni Novanta che non si chiamava così perché era più “intelligente” di altre forme di elettronica (sarebbe un po’ immodesto) ma perché sognava ed era ispirata, a livello simbolico, all’avvento salvifico di un’intelligenza artificiale e/o post-umana, una vera e propria singolarità tecnologica in rottura col passato. Quella di Caterina Barbieri è una sorta di post-IDM, nel senso che ne riprende oggi il lato più utopico ma senza gli stereotipi sonori legati al genere (niente acid-house, glitch, breakbeat, ecc). Per fortuna non siamo di fronte ad una copia degli Autechre, anzi il “calcolo estatico” dell’artista bolognese è un’estasi composita e ordinata, a suo modo figlia di una tradizione classica ben precedente all’IDM e alla musica del duo inglese. Forse sarebbe più consono parlare di “neo minimalismo/Trance in HD”, se con il termine minimalismo s’intende un’esplorazione della ripetizione e soprattutto degli effetti psico-fisici della ripetizione. Infatti, Barbieri oggi utilizza l’immediatezza della musica Trance (genere che negli anni Novanta aveva un pubblico ben diverso da quello dell’IDM) per la propria ricerca sonora sulla percezione umana e sulla memoria.

Il brano iniziale “Fantas” è emblematico in tal senso, con i suoi sequencer oscillanti e un orecchio ben proteso al passato, magari verso una certa Kosmische Musik tedesca (Klaus Schulze) oltre ad artisti come Terry Riley. “Spine of Desire”, invece, è una breve ed efficace traccia piena di malinconico “spleen” sintetico che farà la felicità di romantici robots, macchine sentimentali molto più sofisticate di quelle dei Kraftwerk. Più che manichini robotici vengono in mente i cyborgs esistenzialisti di Ghost in the Shell. “Arrows of Time”, che si serve delle voci di Annie Gårlid e Evelyn Saylor, è un brano che evoca cattedrali luminose, tra accordi di clavicembalo e spiritualità senza tempo. Anche qui guardiamo verso un al di là, un altrove rispetto all’umano, come fosse un’immagine oleografica dell’estasi della Santa Teresa berniniana.

“Ecstatic Computation” è un lavoro che ha molti punti di contatto con quello di Lorenzo Senni, anche se Barbieri non eccede nelle ritmiche adrenaliniche come fa l’artista romagnolo. Lei ha un temperamento più classico e misurato, meno guascone e strabordante rispetto a Senni. La cosa è indubbiamente positiva per lei perché la mette anche al riparo da molte forzature postmoderne proprie di un certo stile hi-tech. In questo caso non stiamo parlando tanto di Senni e della sua trance-IDM, quanto di certi artisti su label come Pan o l’ultima Planet Mu. Soprattutto, non troverete nell’album di Barbieri nessuna concessione al pop, alla trap, al footwork, all’etnico chic, alle vocine in falsetto o ai pamphlet politici scopiazzati da tesi di dottato per illuminati college americani. Per fortuna un brano come “Arrows of Time” tiene simbolicamente a distanza certe problematiche mondane, mentre tracce come “Spine of Desire” e “Bow of Perception” rivelano un certo gusto intimista e malinconico in campo hi-tech che può ricordare anche alcune sonorità del Croatian Amor di “Isa”.

Molta musica elettronica ha subito la fascinazione di una sorta di “voce della macchina”, in altre parole l’emergere dell’imprevisto all’interno di un suono programmato, generato secondo dei parametri ben precisi, un “guizzo” che in qualche modo sorprende (in parte) anche l‘autore stesso. L’obiettivo era far entrare una percentuale d’indeterminazione nel lavoro in sede live o anche durante la composizione. L’estasi computazionale forse per Caterina Barbieri consiste nell’inserire proprio una percentuale controllata di caos in un ordine ben definito, ad esempio come avviene nel finale di “Fantas” o nelle perturbazioni dell’inquieta “Closest Approach To Your Orbit”. Si distorce sottilmente la nostra percezione del tempo e dello spazio e s’intravede l’orizzonte di un percorso generativo che gioca a scacchi con le nostre percezioni. In questo modo si cerca d’indurre uno stato d’estasi e di contemplazione.

La negoziazione tra tecnologia e immaginazione umana nella musica di Caterina Barbieri sembrano sempre in equilibrio sulla soglia di una singolarità tecnologica a venire. Anche per questo la sua è una musica che ci parla a livello simbolico del nostro tempo ma anche di un divenire altro, forse di matrice “trance-umana” più che “post-umana”. In sintesi, “Ecstatic Computation” è un album fortemente raccomandato, a nostro giudizio tra le migliori uscite dell’anno.

About the author

Futurismi

Leave a Comment