Album Reviews

Con-Dom – How Welcome Is Death

Written by Futurismi

Non è un compito facile avere a che fare con Con-Dom, uno dei progetti cardine dell’industrial più estremo, portato avanti dall’artista inglese Mike R. Dando. Attivo sin dagli anni Ottanta, Dando è autore di un power electronics minimale e aggressivo, affrontando nella sua musica tematiche assolutamente scomode dal punto di vista sociale, politico, religioso e sessuale nel modo più estremo possibile, sia su disco che nella dimensione live.

Ancora meno facile è approcciarsi alla sua ultima fatica, distante dal punto di vista concettuale e artistico da quanto fatto fin’ora. Il suo power electronics si fa, se possibile, ancora più minimale e ossessivo, scuro, morboso, e fa da scenografia alle liriche, cupe come mai prima, e alle parti registrate: pianti di donna, rumori probabilmente domestici, voci campionate, che assieme alle liriche brutali, da sempre trademark di Con-Dom, costituiscono la parte più caratterizzante di questo disco. I temi portanti, anch’essi lontanissimo da quanto fatto fin’ora, appartengono alle paure più recondite di ciascun essere umano e sono evidenti già dal lunghissimo titolo: il decadimento, la vecchiaia, la morte, l’eutanasia. E il mood del disco riporta alla mente sensazioni legate a questi concetti; è un disco che odora di vecchio, di chiuso, di decadente. Se la musica a primo acchito può sembrare la solita produzione Con-Dom, se possibile ancora più monotona, e se il prezzo del box del vinile può scoraggiare (viene venduto a più di quaranta euro dall’etichetta produttrice, la Tesco Organisation. Il cd invece ha un prezzo regolare), è bene invece guardare oltre e cercare di entrare nel cuore dell’opera.

Ciò che può essere scambiato per superficialità e ripetitività è invece immediatezza, ossessione, morbosità. Un tappeto roccioso di elettronica che nonostante tutto si mantiene in secondo piano, perché ciò che conta sono i dettagli, le registrazioni, i campionamenti, alcuni suoni tanto low-fi quanto dettagliati nel loro essere veicolati a quello che è il leitmotiv del disco: il decadimento dell’uomo. Allo stesso modo la musica è legata a doppio filo con l’artwork, che nel costoso (ma pregevole) box in vinile acquista un ruolo predominante.
Le disturbanti foto della donna che invecchia sono enormi, prive di filtri (sia fotografici che estetici) e distribuite sia sul booklet interno che, nel caso del vinile, sulla parte centrale di ciascun disco. Non ci sono scritte, liriche o citazioni a contornare le immagini, soltanto la pura brutalità del graduale decadimento della donna, fino probabilmente alla sua morte. Ciò che rimane alla fine dell’ascolto è una sensazione di smarrimento e di vuoto, erosa lentamente dai primi pezzi, monotoni e immobili nella loro morbosità, fino a Just Fuckin’ Die, rabbiosa, incalzante e ripetitiva, caratterizzata dalle classiche vocals distorte in pieno stile Con-Dom, per terminare poi con un altro agghiacciante e delirante pianto disperato di donna anziana (Sarah II), che anticipa l’ultimo vero pezzo del disco, Ending (Nora), consistente in soli campionamenti lontanissimi posti su un tappeto sonoro ancora più flebile, che proiettano l’ascoltatore dentro la scena raccontata dalla musica.

Sembra che questo disco sia il frutto di una brutta esperienza personale di Dando e lo spessore dei contenuti lo testimonia; non si tratta di un disco facile e, considerato il prezzo per i feticisti del vinile, non si tratta neanche di una spesa ridotta per un disco. Si tratta di un viaggio che sviscera quelli i propri demoni: Con-Dom parla a tutti, trasformandosi in un prete esorcista della paura della morte e, allo stesso tempo, di un cantastorie tetro della morbosa paura della morte che caratterizza a fondo la contemporaneità in cui viviamo. Capolavoro.


Dealing with Con-Dom music – the project run by English artist Mike Dando, one of the milestones of the most extreme industrial music – isn’t an easy work. Active since the eighties, Dando’s music consists of a minimal and aggressive power electronics, which deals with the most umconfortable social, political, religious and sexual topics, in the uttermost extreme way both on album and live dimensions.

Even harder is getting closer to his last work, pretty far away from the rest of his discography both from the conceptual and artistic point of view. His power electronics becomes, if possible, even more minimal and obsessive, dark, morbid, a scenic design for the lyrics, gloomy like never before, and the samples: a woman’s cry, domestic noises, sampled voices, which are, together with the brutal lyrics – Con-Dom’s trademark since the first release – the most characterizing part of the album. The ground topics, also pretty distant from the past, are part of the most recondite fears of everyone’s lives: decay, aging, death, euthanasy. The album mood leads back to the feelings bounded up with such topics; it’s a full length smelling of oldness, closed rooms, decay. If the music could appear at first glance like an even more monotonous version of the old Con-Dom’s production, and if the vinyl box prices could discourage (the label, Tesco Organisation, sells it for more than 40€; CD has a regular price instead), you should watch further and try to reach the heart of this opus.

What could be confused with lack of depth and repetitiveness in the music is immediacy instead, which creates a feeling of obsession and morbidity. A rough carpet of electronics, which stays on the second layer despite its roughness, leaves room to relevant elements like details, records, samples, some low-fi but detailed glitchy sounds. All of this is bounded to the album’s leitmotiv: man’s decay. Likewise, the music is doubly connected to the artwork, which in the expensive (but worthy) vinyl box achieves a predominant role.
Shocking pictures of an old woman aging are huge, filter-free (both photographic and aesthetic) and distributed on the inner booklet as well as, in the vinyl box, on the center of each disc. No writings, lyrics or quote as frames for the images. Only the pure brutality of the old woman’s gradual decay, probably until her death. What remains at the end of the listening is a feeling of loss and emptiness, slowly eroded from the first tracks, monotonous and still in their morbidity, until the raging, impending and repetitive song, Just Fuckin’ Die, marked by the distorted vocals in full Con-Dom style, which ends with a desperate old woman’s cry (Sarah II) anticipating the real last track of the album, Ending (Nora), consisting on extremely distant samples on a weak sound layer, throwing the listener directly into the scene described by the music.

It seems like this album is the result of a personal bad experience of Dando’s, and the contents’ substance witness it; it’s not an easy listening and, considering the price for the vinyl fetishists, isn’t even an easy affordable purchase: Con-Dom speaks to everybody, transforms itself into an exorcist of fear and death and, at the same time, in a grim storyteller of the morbid fear of dying, which is still a big part of our contemporary life. Masterpiece.

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Futurismi

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