Interview

FUTURISMI Interview – Violet Poison

Written by Futurismi

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Ospite della webzine per l’occasione è Francesco Baudazzi, in arte Obtane, Violet Poison, Diana Berti e Bakunin Commando (gli ultimi due alias di recentissima attivazione). L’artista è senza alcun dubbio annoverabile tra i più importanti producers italiani (e non solo) degli ultimi anni (e non solo), sia per numero di releases di alta qualità che per genuinità nell’approccio e nell’affermazione di sé stesso, al di là di mode e tendenze momentanee. La carriera di Francesco lo ha portato ad evolversi verso scenari musicali di difficile definizione, che inglobano immaginari fetish / sadomasochisti, uno spaghetti-citazionismo permeante, e sonorità nere che si rifanno alla tradizione di musica industriale (nel senso dei Throbbing Gristle), della quale viene recuperato anche l’aspetto visivo-multimediale. Fino agli sviluppi più recenti di sviluppo di un live ‘reale‘ (per sua stessa affermazione) privo dello strumento del laptop. Il quadro che ne esce è una figura in costante evoluzione, tra una label di propria fondazione e l’altra, che può affascinare enormemente – e disturbare, secondo la definizione etimologica del termine: disordinare, cagionare molestia… con un piede, o forse due, fissi nel decennio degli anni’80. Figura che, in generale, potrà difficilmente essere dimenticata.

Il nero è tra gli elementi fondanti delle tue produzioni come Violet Poison. Nel mare di esplosioni di nero degli ultimi anni in certa elettronica da ballo, il tuo approccio resta tra i più sinceri e genuini. È come se riuscissi ad essere profondamente intimista, attingendo ad un immaginario che è REALMENTE tuo e non preteso tale. Qual è l’obiettivo che ti sei posto con l’apertura dell’alias VP? Perché il veleno è viola?

Diciamo che mi riferisco ad un immaginario che è derivato dagli anni ‘80. Un immaginario New-Wave, Post-Punk e Dark-Wave. Ed un po’ Fetish: più che sadomaso, Fetish inteso come libertà individuale di vivere la sessualità come si vuole. Ma soprattutto è un tributo alla donna e l’immagine della donna che si vendica delle violenze subite. Il viola mi piaceva come colore femminile, esoterico, ‘satanico‘ (nel senso di iconoclastia). Violet Poison è un progetto dedicato alla Donna e ha come obiettivo la sua celebrazione, in una società, specialmente quella italiana, ancora troppo permeata da maschilismo e sessismo.

Troviamo questa tua dichiarazione sia molto rappresentativa (da folklore della musica italiana, proprio): ‘il problema è che nei clubs vedo gente vestita di nero che però non è nera dentro. Il dark è disincanto, disillusione‘ (Frequencies.eu). Trovi che l’oscurità e la negazione di alcuni aspetti della tua musica, abbiano al proprio fondamento la speranza e voglia di affermazione incondizionata della vita, attraverso l’esposizione totale di un lato di te stesso?

Assolutamente sì. Si tratta di un nero che definirei Neo-Romantico, in cui vivi tutta la gamma di emozioni senza freni. Ti dai totalmente… Il nero come messaggio anarchico, dei sentimenti forti, ‘interiore‘ diciamo, al di là dell’accezione politica.

Dai tempi di Zooloft fino a Veleno Viola, come hai gestito / gestisci gli affari delle tue etichette? È un DIY completo o ti affidi a qualcuno di esterno? La distribuzione ti vincola in qualche modo?

Per la distribuzione di Veleno Viola mi affido a ReadyMade, di Berlino. Zooloft era con Rubadub, mentre Violet Poison, la label, era distribuita da Boomkat. Non sono mai state vincolanti, assolutamente. A differenza di altre lasciano libertà all’artista. Compongo le tracce, mando il disco, decido tutto io. Non è limitante in nessun modo.

Una tua release come Obtane del 2011 è uscita sull’etichetta dell‘Associazione Italiana per la Musica Elettronica e di Ricerca e Studio del Suono Elettronico (AIMERSSE). Di che tipo di associazione si tratta? Ne fai parte? (‘Black Sorrow / Tremors From An Unimaginable Future’, 2011)

Ho fatto quella traccia a nome Obtane (Obtane pronunciato all’inglese, come “octane”, non come molti che lo pronunciano, in italiano!) perchè mi era stato chiesto. Se non ricordo male si trattava di un’associazione marchigiana, ma potrei sbagliare. Ero stato contattato da uno di Ancona ed ho prodotto la traccia, ma non ne faccio parte…Mi pare fossimo io e Ness (Andrea Deplano) su quel disco. Credo si dedichino allo studio dei synth.

Ci siamo imbattuti in un formidabile mix (per Secret Thirteen) a nome Obtane, assieme a Giuliano Palmieri (che abbiamo scoperto essere il tuo insegnante di Elettronica, ed un artista formidabile). Quanto è stato importante per te Giuliano? Che rapporto hai ad oggi con lui?

Giuliano mi insegna, è vero, ma c’è un legame vero al di là del minimo compenso che gli do. Così, ci siamo lanciati in questo mix, gliel’avevo proposto io. C’è una parte, la sua, più di elettronica contemporanea, colta, mentre invece c’è la mia in cui ad esempio ho scelto una traccia di Atrax Morgue. Per quanto riguarda l’impatto che ha avuto su di me, guarda non saprei nemmeno io definire il rapporto che abbiamo. Io lo conosco dal 2010. Non lo considererei il mio mentore vero e proprio, però mi da tante dritte… ma nemmeno a livello di produzione, è una cosa strana (risata). Qualcosa più sulle tecniche del suono. Mi aiutava ad usare i plug-in, e lo fa in un modo diverso dall’approccio tradizionale, lo fa da docente di Conservatorio. Lui proviene dalla scuola di Berio e Nono, quindi è uno che lavora anche con programmi…da nerd diciamo (risata). Tra l’altro era alunno di Teresa Rampazzi al Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova, anni ’70. È geniale, ha inventato un sistema di sensori che ricevono input da suoni e ritmi in tempi non sospetti (anni ’90, un software chiamato “Mummia”, mai brevettato credo, tra l’altro). Un pioniere ingiustamente poco considerato. Ha lavorato anche in RAI negli anni ’90 (era fonico a “Solletico”, quel programma per bambini). Ha sempre avuto idee geniali, addirittura una gli è stata rubata dallo spin-doctor di Vittorio Gassman, quando aveva la scuola di recitazione a Firenze (era una specie di balletto multimediale in cui le ballerine dovevano muoversi a seconda della “cella illuminata da un input ”, un sensore o cose simili) (Giuliano è un tipo molto sincero, forse un po’ ingenuo, umile e parla troppo…) Si, Giuliano è sicuramente stato ed è importante per me, è una persona molto ricca che può farti passare giornate raccontandoti aneddoti incredibili.

Abbiamo reperito informazioni riguardo al luogo in cui tu vivi, che pare sia in zona La Spezia. Sei in qualche modo ‘isolato’ dal caos di una grande città o vivi a pieno contatto con quel tipo di affollamento-degrado-disperazione? C’è un qualche legame che tu possa riconoscere tra il suono e quel luogo?

Si, vengo dalla provincia di La Spezia. Abito a due chilometri da Sarzana, che storicamente è una città importante per la lotta al fascismo. La mia casa è in una zona di campagna-città, diciamo. Un paesino come potrebbe essere Poggibonsi. C’è la strada principale, come un qualsiasi paese di passaggio che ti trovi viaggiando, e nient’altro, non c’è un centro. Tutta la zona in sé è piuttosto particolare, non ha un’identità forte. È un confine: non sei né in Liguria, né in Toscana, né in Emilia. Come legame tra luogo e musica forse posso indicare l’anarchismo, visto anche a livello di espressione di emotività, semplicità e genuinità. Da lì mi arriva anche una sensazione ed un concetto di ‘libertà‘…Pensa che quando ho conosciuto Nico Vascellari e gli ho detto che vengo da La Spezia mi ha detto: ‘Ah, ma La Spezia è piena di anarchici!‘. Poi c’è anche Carrara vicino, quindi…

Una cosa che colpisce è quanto le tue produzioni forniscano un quadro di un artista / personaggio (i.e. uomo) molto variopinto e ‘stratificato’, come se diversi singoli aspetti della tua persona affiorassero in una occasione o nell’altra. C’è un processo di ‘filtraggio’ dei tuoi output personali? Decidi di dedicarti ad uno di essi in particolare e da lì produrre qualcosa, o il tuo lavoro è prevalentemente spontaneo?

Il mio studio è in casa. È molto semplice, non ci sono pannelli isolanti o altro. Non ho problemi di vicinato, posso fare musica anche alle 3 di notte a tutto volume. Ci sono dei vicini ma vanno a letto alle 8, e non li svegli nemmeno con le cannonate (risata). Non filtro nulla di ciò che produco. Se mi piace, semplicemente, lascio così. Se non mi piace non modifico più e smetto di lavorarci. Poi, che ne so, magari mi ispiro guardando un film, o dalle cose che vedo. Penso che sia normale trovare ispirazione da qualsiasi cosa. Addirittura posso anche dedicare un EP ad una persona che per me è importante. Ad una ragazza, per esempio.

Ritieni che la tua espressività ‘musicale’ possa essere aumentata passando da Obtane (software) a Violet Poison (hardware)?

Penso che l’approccio di VP sia molto più emotivo, meno ‘tecnico‘, meno studiato, più espressivo appunto, come dicevo prima. Obtane era un po’ più ‘scientifico‘ e prendeva spunto dai pionieri della techno degli anni ‘90 (Mills, Hood, Surgeon, Vogel e Landstrumm). Una sorta di sci-fi un po’ scuro insomma. VP, invece, è più sincero, genuino, molto DIY, fin troppo forse – pensa che per le voci uso il microfono interno del Mac, e mi avvalgo dell’utilizzo di hardware dimenticato e poco costoso. Avevo una Elektron Monomachine ai tempi di Obtane ma l’ho venduta, forse ho fatto una cazzata ma con un Poly 800 modificato mi diverto il doppio…adoro quel suono caldo e sporco! Quel synth è diventato la base delle mie produzioni, l’ho usato tantissimo. Dall’EP su Candela Rising (che uscirà a breve) in poi, ogni sequenza è fatta con quello. Anche nei miei progetti paralleli (Bakunin Commando, Diana Berti) è fisso.

Come mai hai adottato e poi abbandonato il passamontagna?

La storia di Obtane, in poche parole, è questa: la musica che facevo, il look, e tutta un’altra serie di cose mi hanno portato a dire basta. L‘alias in sè era partito bene, ma sul finire mi sono stancato pesantemente. Ho deciso di cambiare suono, cambiare taglio di capelli e modo di vestire. Facevo quel genere che all’epoca veniva chiamato ‘headfuck techno‘. Ecco, quel suono lì mi ha proprio stancato, lo odio ormai. Odio profondo. Senza rimpianti, è stato un “Basta, che schifo, ma cosa ho fatto fino ad ora?“. Il passamontagna è arrivato e ha consentito che la gente si focalizzasse sulla musica, senza essere condizionata da fattori esterni. All’inizio non si sapeva chi fossi. Si diceva ci fosse un producer abbastanza famoso dietro, ma niente di più. Anche nelle serate in cui suonavamo come Violetshaped nessuno ne era a conoscenza. L’equivoco in alcuni casi si porta avanti ancora adesso, insomma pensano che Nino sia sia Shapednoise che VP! Devo dire che la cosa mi lascia indifferente, anzi, ci rido anche su. Come quella volta che al ritorno da una gig all’IFZ di Leipzig, trovai una mail di un tipo tedesco che iniziava così: “Ciao Nino! Hai fatto un set magnifico! Ma che cazzo è quel pezzo che ho sentito diverse volte da te… È una bomba! Me lo manderesti?!”. Sono soddisfazioni! (risata). Il passamontagna poi me lo son tolto perchè non aveva più senso, ormai si sapeva tutto. Poi, prendendola anche un attimo da un punto di vista più terra-terra, era stretto, era un collant in faccia praticamente. Faceva un caldo…Non è che suonassi con la neve intorno! (risata)

In che modo ti interessi di certe tematiche borderline / complottistiche che è possibile trovare negli angoli bui della rete o della televisione? Cosa ti affascina di esoterismo, cultura rituale, logge segrete, nobiltà nere? È vero che in un’occasione sei stato ispirato da un video su YouTube in cui si affermava che Obama fosse l’AntiCristo? Hai mai letto qualcosa riguardante le teorie che affermano l’esistenza di una coscienza collettiva dell’intera umanità? Parlando di dancefloor, trova spazio, in ciò che suoni, la ricerca della perdita di coscienza individuale, come da ‘mito’ della letteratura classica sul clubbing?

Questo mio interesse è principalmente un cazzeggio, prendo per il culo queste teorie. Quell’EP, in particolare, è uscito sull’etichetta di Dominick (Prurient, Vatican Shadow), e mi sembra che lui sia molto interessato a questi aspetti esoterici, magici. Il video dell’AntiCristo / Obama era tra l’altro molto ‘logico‘, nel senso che ti spiegava passaggio per passaggio la teoria, cercando di provartela. Solo che faceva anche crepare dalle risate (Obama da giovane con sigaretta pendula, giacchetta fashion e sguardo assolutamente da cazzone con sopra scritte tipo “È lui!! Siamo fottuti.” piene di punti esclamativi. Non è che io creda in queste cose, ovviamente, anche perché è molto da Ku Klux Klan e da predicatore texano pieno di quattrini che fa il lavaggio del cervello a quattro disperati. Non fanno parte della mia cultura. L’Anticristo prima era George Bush, ora è Obama, per alcuni Putin, poi l’attuale Papa. Ora ve lo dico sinceramente: l’Anticristo è l’edicolante di fronte a casa mia, ne ho le prove (risata). Queste teorie ricadono sempre sull’antisemitismo, gli ebrei, gli Illuminati e il gruppo Bilderberg. È una questione di propaganda politica razzista, in conclusione. Un anarchico non crede in cose simili. Non parlo assolutamente della libertà critica di non escludere nulla e di non indagare a riguardo, ci mancherebbe, ma solo dell’ideologia in sé.
Per quanto riguarda la pista da ballo, quando suono io cerco di far sentire cosa c’è dentro di me, principalmente. È molto difficile, però ci provo! Come a dire, ecco, questo sono io. Nessun filtro. Credo anzi di riuscire ad esprimermi più con la musica che con altre forme. Esprimo sempre una tristezza di fondo forse, non so se possa essere una cosa che notate… Di per sé è strano, perché poi io sono un cazzone di prima categoria! Solo mi affascina e vivo con questo senso di malinconia, soprattutto degli anni ’80. In quel decennio sono nato, sono stato piccolo in quegli anni, ho vissuto un’infanzia bellissima e le cose che si vivono da bambino son sempre quelle che ti segnano di più, probabilmente. Di quegli stimoli infantili, quindi, c’è sicuramente qualcosa in quello che faccio oggi.
Per quanto riguarda la perdita di coscienza individuale, sì, c’è sicuramente una ricerca legata al clubbing come luogo di liberazione. Quando suono cerco di tenere sempre un occhio sulla pista e devo dire che è dalla Germania che vengono le soddisfazioni più appaganti. Vedere ragazze e ragazzi trascinati in un vortice, che sentono così tanto quello che stai trasmettendo in quel momento, è così toccante ed emozionate che a volte, sull’aereo, al ritorno, rivivo la scena, ricordo quel momento, ricordo i movimenti del clubber, le sue espressioni e ti confesso che qualche lacrimuccia mi scende. Ma è commozione di felicità, mista alla malinconia che quel momento sia finito così presto.

Volevamo porti una domanda riguardo la collaborazione con Nino (Shapednoise), il self-titled Violetshaped del 2013, uscito su Violet Poison. L’artwork, in particolare, stando ai credits discogs, è opera di Pasquale (Ascion), e forse potrebbe essere eletta come perfetta rappresentazione visiva di tutto ciò che è Violet Poison. Qual è la genesi di questa copertina? Tu e Nino avete partecipato? Si è verificata una convergenza spontanea di entrambi verso temi femminili, sessuali e romantici, o sei stato maggiormente tu a coinvolgerlo?

La copertina è di Ascion nei credits Discogs, è vero, non l’ha scelta lui però l’ha impaginata. L’immagine è uno scan di un film di Mario Bava intitolato “La Ragazza Che Sapeva Troppo”. Credo di aver trovato una serie di immagini, per poi chiedere a Nino quale preferisse, e gli è piaciuta molto quella. Si, forse quell’immagine è più rappresentativa di me che di Shapednoise, che ha sicuramente altri tipi di riferimenti. Nel nostro ambiente la totale libertà è alla base di tutto, c’è spazio per qualsiasi tipo di background culturale o influenza, quindi nessuno è nel giusto o nello sbagliato, assolutamente. Io ho fatto spesso uso di figure e rimandi femminili, questo intendo.

Come hai conosciuto Giorgio Gigli? Come siete arrivati a collaborare nella Zooloft? Qual era il tema centrale alla base di quelle releases? Cosa ci puoi raccontare sui titoli profondamente evocativi delle vostre uscite come Giorgio Gigli & Obtane? Cosa vi ha spinto, invece, a riprendere il discorso attraverso il progetto Black Tears? Avete in programma di continuare in seguito a The Long Decline su Veleno Viola?

Se non sbaglio mi aveva contattato lui, addirittura su Skype o via mail. Mi disse che apprezzava la mia musica e mi chiese se mi andasse di collaborare. Lo seguivo dal 2006, dai tempi di Elettronica Romana…Ho sentito parlare di Giorgio, per caso, su Radio Deejay, una sera, in macchina con amici. Era un programma di Claudio Coccoluto ed ha passato un pezzo di una release di Giorgio su Dumb-Unit [Rarefied Atmosphere 12‘‘]. Mi avevano colpito il fatto che venisse da Latina e la sua musica, che potrei definire technoide, con questi elementi ‘liquidi’, viaggiosi. Ho collegato il tutto con Sabaudia, il Circeo, il lago. Mi ero fatto un sacco di viaggi assurdi a riguardo… E poi, dopo qualche anno, mi è venuto a cercare! I titoli delle nostre release come Giorgio Gigli & Obtane sono stati scelti tutti da lui. Il tema alla base è qualcosa che potrei definire ‘umanista‘, tant’è che la frase portante di Zooloft era ‘Use your power and influence to help other people [Never try to gain power for your own pleasure or supremacy. Decepticons are everywhere but together we can defeat them]‘. L’ho inserita nel primo disco (in realtà quella frase è stata coniata da Staffan Linzatti), e poi è piaciuta anche a Giorgio quando è entrato in Zooloft. L’idea alla base era di usare il proprio potere non per un proprio fabbisogno o narcisismo, appunto, e così abbiamo ampliato il concetto. La parte grafica, i testi, le immagini, le frasi, erano tutti curati da Giorgio. Finita la Zooloft nel 2013, ci siamo lasciati ed abbiamo preso strade diverse. In seguito, ci siamo risentiti. Lui aveva ascoltato qualche mio disco come Violet Poison e ci siamo proposti di lanciarci insieme in un progetto industrial, scuro. La collaborazione è ripresa, perché io e lui abbiamo condiviso proprio tutto, anche dei momenti di astio…come veri amici, insomma. Abbiamo sicuramente in cantiere di fare un live, ma anche altro, più avanti. Non è qualcosa che finisce a The Long Decline! Le influenze alla base sono diverse, dal dark al noise ritmico, alla techno oscura, una cosa parecchio varia. L’uscita fisica dell’album è stata rimandata a Dicembre ormai, ci siamo detti che fosse un album invernale. La traccia numero 10 del disco è proprio da Inverno, Natale quasi… Natale in solitudine, però. L’elemento portante è, in ogni caso, il dark. Dark declinato alle lacrime, un pò “emo” diciamo. Lacrime nere a Natale. Il disco è portavoce di un Nichilismo che non è fine a se stesso, ma più sul Romanticismo nichilista.

In merito a questo, quasi si potrebbero azzardare dei rimandi alla poetica di Leopardi, all’utopia di solidarietà de La Ginestra ad esempio.

In effetti, c’è un po’ di Leopardi in “The Long Decline”, in particolare nell’immagine che sceglieremo per l’artwork. Probabilmente sarà una specie di gobbo, un essere deforme… Il lavoro in sé lo si può vedere come Leopardi, Schopenhauer, Goethe e Joseph Merrick [L’Uomo Elefante], messi un po’ a caso, tutti insieme, alla fine degli anni ’80. Per quell’essere [Merrick] provo, personalmente, tenerezza. Non pena, assolutamente. Cazzo, tutti ti scansano, ti voglio io come amico! La musica del disco in questo senso è un po’ come fosse un abbraccio a persone un po’ meno fortunate di noi. “Ethical, technoid darkwave”, come direbbero da Hardwax 😉

Con una news FB hai presentato l’apertura di un tuo nuovo alias, ovvero Diana Berti. Che esigenza si cela dietro ciò? Hai pianificato una release? Da dove proviene l’immagine con cui l’hai presentato?

È un progetto ambient anni ’80. Tutto ispirato da un film di Lamberto Bava [figlio di Mario Bava], che si chiama “Il Gioko”, uno di quelli del circuito Rete Italia. Non è un capolavoro, ma vi sono spunti interessanti. Mi è piaciuta la storia della protagonista Diana Berti, interpretata da un’attrice piuttosto oscura, Alessandra Acciai. La tape esce su una label che si chiama Cuss Fetish, un’etichetta americana oscurissima che pubblica artisti mai sentiti. Per questo progetto così speciale mi piaceva l’idea di uscire con una tiratura limitata – poi non so se esca anche in digitale o meno. Mi sono ispirato un po’ al film, ma anche da una storia di forte intesa e attrazione, una particolarissima amicizia che sto vivendo con una ragazza unica, adorabile, molto intelligente, un po’ misteriosa, che adoro totalmente. Mi ha letteralmente cambiato la vita, in meglio, ovviamente. L’intero progetto è dedicato a lei. I titoli delle tracce sono tutti ispirati dalle nostre vicende.
Mosso da questo, una sera mi son messo lì, solo con synth ed arpeggi, senza beat. Quel genere è stato già ripreso, ma più con un approccio anni ’70 alla Klaus Schulze e Tangerine Dream. Io volevo farlo nello scenario di un film ’80. Non in un horror à la Carpenter, ma proprio in un b-movie, immerso nell’immaginario VHS di film cult, post-romantici. Questa volta non succederà come con VP: si saprà chi c’è dietro a Diana Berti. Mi sono molto ispirato anche a “Phenomena” di Argento. Le Alpi svizzere, i sogni di Jennifer, i suoni FM arpeggiati che formano delle cantilene.

Volendo completare un’intervista dalla A alla Z ti diciamo: ‘AnarchoNihilist Femdom No-Techno / Create Disorder. Create Chaos. Apocalypse Is Cumming’. In cosa Bakunin Commando sarà diverso da VP? In che modo sarà più ‘estremo’ (stando alla descrizione reperita su FB)? Quando potremo ascoltare qualcosa?

La prima release di Bakunin Commando uscirà su cassetta a novembre su Amok Tapes, label del team KOMA Elektronik di Berlino. Musicalmente è il Violet Poison marcio: piuttosto distorto, cerco di riprodurre il suono di una tape del 1984. C’è molto uso dei miei vocals senza senso, una glossolalia portata all’estremo. Sono linguaggi inventati, urletti isterici, risate. Il tutto rinforzato da campioni vocali presi da vecchi B-Movies e da vecchi video fetish in VHS. Dadaismo in chiave fetish, sessuale e demenziale, nonsense puro. Il suono potrebbe essere descritto così: “1985. Sabrina Salerno ha un circo acquatico itinerante ed è fidanzata con uno dei Doxa Sinistra.” oppure “Gli S.M Nurse si esibiscono a notte fonda per un programma sexy di una tv privata anni ’80.”
Mi piace questa assenza di messaggio. Una volta incontrai un tale di Rifondazione Comunista che mi disse testualmente che non avrebbe mai potuto ascoltare musica che non lasciasse un messaggio. Secondo me, si può coniugare tutto. Credo di aver già dato abbastanza sul versante dell’introversione. A parte Black Tears e le sue lacrime nere, Violet Poison sarà sempre di più su una sorta di proto-EBM acido che hanno definito addirittura sexy, mentre Bakunin Commando sarà il marciume delle tapes anni ’80, quelle con i fumetti fetish di Eric Stanton o Bill Ward in chiave squat.
Diana Berti, invece, sarà il lato spirituale, astratto e metafisico dell’amore.

Per chiudere ancora con gli anni ’80: c’è un disco che ha avuto un peso maggiore di altri? C’è una release misconosciuta che ci vorresti consigliare? Cosa ti resta di quei ‘giorni di plastica’?

Tutto. Dall’approccio, all’estetica. Ne parlavo giusto giusto con un caro amico con cui avevo la mia primissima etichetta, la Equilibria Records – lì è uscito il mio primo disco. Lui snobbava gli anni ’80, bollandoli come il decennio dell’ignoranza, della gente stupida… Ma poi, a pensarci bene, vedendo come siamo messi, potrei dire che oggi sia molto peggio, alcune cose negli anni ’80 erano impensabili. Non voglio fare il nostalgico per forza, però mi sembra che l‘ignoranza si sia copiosamente diffusa. L’analfabetismo funzionale non c’era. Poi non voglio fare proclami, parlo solo per quello che posso conoscere. C’è chi dice che gli anni ’70 fossero ancora meglio! Per la release, posso citarti una traccia in particolare, ovvero Doxa Sinistra – The Other Stranger, da Conveyer-Belt. Mi va a toccare delle corde particolari. Un’artista che conosco solo io invece (risata), la cosa più oscura a cui riesca a pensare, è questa cantante francese che fa new-wave / minimal synth, che usa molto il 3/4 sul beat, crea un bell’effetto sincopato. Così anni ’80 che dà quasi fastidio guarda, un’indigestione di plastica. Si chiama Ann Lanster. E poi non posso non citare “Crushed” dei Cocteau Twins. Capolavoro assoluto.

Una grossa difficoltà da noi riscontrata nel redigere quest’intervista è stata quella di riuscire a formularla come una serie di effettive domande/risposte. In realtà, il tutto si è evoluto in modo praticamente free-form, grazie all’entusiasmo di Francesco ed alla nostra curiosità in merito ad un producer così straordinario. Il risultato, in ogni caso, riesce efficacemente a fornirne un quadro più ampio, nonostante le sorprese non siano assolutamente finite – si veda ad esempio la traccia ‘Love is a Violent Poison‘, uscita su Soundcloud: un esperimento di ‘cinematic, instrumental proto-italodisco‘. Queste righe conclusive sono riservate a lui. Francesco Baudazzi, ovvero dell’esposizione totale e dell‘affermazione sfrenata di artista ed uomo. Ancora oggi la maggior azione di coraggio che si possa trovare.

(I video inseriti all’interno dell’articolo sono opera dei ragazzi di  Pay no mind to us, we’re just a minor threat. a cui va il nostro ringraziamento).

Vi lasciamo con la preview del prossimo EP di Violet Poison in uscita su Candela Rising e con il mix che fece per noi qualche mese fa, enjoy!

FUTURISMI PODCAST 09 – Violet Poison | 04.05.2015 by Futurismi on Mixcloud

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