Label Pit

FUTURISMI LABEL PIT // Mechanical Thoughts Records

Written by Futurismi

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Continuiamo la nostra serie Label Pit dando spazio nuovamente ai talenti di casa nostra, anche se, come in questo caso, emigrati. Sono infatti ormai cinque anni che Alessandro Sisti, in arte Alhek, head della Mechanical Thoughts Records, si è trasferito e vive a Berlino. Conoscendolo bene, la sua è una di quelle storie che ci piace raccontare, in cui il talento incontra l’opportunità; anche se rimanendo fedeli a sé stessi come ha deciso di fare Alessandro – senza scendere a facili compromessi – la strada rimane in salita, in Italia come a Berlino.

 

Qual è la genesi del progetto MTR, cosa ti ha portato a voler elaborare qualcosa di completamente tuo e perché?

Partiamo dal nome. Pensieri meccanici, ne avremmo bisogno. L’essere umano è qualcosa di cosi complesso, oserei dire sbagliato. Siamo esseri cosi delicati, con una forte parte emozionale e allo stesso tempo abbiamo un potere intellettivo razionale enorme. Le due cose non si armonizzano e ci portano, per la maggior parte del tempo, ad essere in qualche modo infelici, a soffrire. Se fossimo come delle macchine, se i nostri pensieri fossero meccanici, tutto sarebbe più facile. La musica elettronica, per quanto mi riguarda, aiuta per qualche ora al giorno a sentirsi come una macchina, ignorare le negatività e sentirsi liberi. Questo è il concetto di base dietro a MTR. Riprenderei il concetto di libertà poi, per motivare la scelta di aprire l’ennesima etichetta discografica: per me la musica è sinonimo di libertà e con una mia etichetta posso produrre quello che voglio, quando e come voglio. Non mi va che la mia musica debba piacere a qualcuno in particolare oltre che a me stesso, per poter essere prodotta, tantomeno mi va dover appartenere a gruppi, dover compiacere qualcuno per avere più possibilità di essere prodotto.

 Da quale estetica credi di essere influenzato e con quale logica scegli gli artisti da produrre?

Le mie influenze musicali sono innumerevoli e non necessariamente legate alla musica elettronica, difficile quindi dare un’indicazione precisa. Amo comunque sonorità scure, profonde, ritmi martellanti e duri, noise e qualsiasi sonorità che crei tensione. Per quanto riguarda la scelta degli artisti non c’è nessuna logica: se ricevo demo che mi piacciono, li faccio uscire semplicemente. Il fine ultimo e primario della mia label rimane comunque far uscire la mia musica. Ovviamente ci sono tracce in catalogo, sia mie che di altri artisti, che non farei uscire di nuovo, ma questo credo sia normale.

Quali sono gli artisti che musicalmente, ma non solo, credi ti abbiano influenzato, o stimi di più, nel modo di fare musica e di interpretarla?

Qui sono già in difficoltà. Il mio background è vasto, attraversa tanti generi musicali, da molti dei quali sono stato ossessionato per periodi di tempo più o meno lunghi, soprattutto negli anni 90, quando scoprendo nuovi gruppi e nuovi generi ho cominciato anche ad affacciarmi al passato e al futuro della musica. Non mi sento di fare dei nomi, altrimenti dovrei passare una settimana a provare a scrivere tutto, cercando di non essere banale o di non dimenticare qualcuno di importante. Come si può leggere nella mia pagina Facebook, influences: all music, all noises.

Che idea ti sei fatto della scena attuale, in cosa ti senti parte di essa, in cosa – se accade – no?

Un’ idea non troppo bella. Sapersi vendere conta molto di più di aver realmente qualcosa da dire, musicalmente parlando. So che suona scontato, ma più gente conosco, a più eventi prendo parte, più entro nel meccanismo e più non posso che ribadire questo concetto. A lungo andare satura anche, stanca un po’. Conosco poi molte persone che sono davvero devote alla musica, che vivono solo per la musica, collezionano dischi, suonano a casa tutto il giorno e quando possono lo fanno nei club, ma come fosse la cosa più normale del mondo. Loro sono i veri artisti per me, persone che stimo molto, ma guarda caso sono quasi tutti semisconosciuti. Io produco e suono musica per puro divertimento, il mio obiettivo principale quando mi sono trasferito a Berlino era di costruirmi un futuro come sound engineer, e lo è tutt’ora. Ora sono molto apprezzato per i miei mastering, e questo credo significhi che sto lavorando bene, che i lunghi anni di impegno e la perseveranza stanno dando dei frutti. Non so nemmeno se appartengo a questa scena realmente, mi ci sono trovato per caso 5 anni fa, dietro una consolle. Mi è piaciuto molto e continuo a farlo quando posso. C’è gente che mi apprezza per le mie produzioni e per i miei dj set e questo mi fa piacere, ma non so se questo basti per poter dire che sono parte della scena.

Qual è la cosa che più ami di quello che fai, cosa invece ritieni sia l’aspetto (o gli aspetti) più difficile da gestire?

Amo molto essere in studio tra le mie macchine, immerso nei suoni, sia quando produco la mia musica che quando lavoro ai mastering per altri artisti. Ho svolto per anni lavori che odiavo, le otto ore al giorno le sentivo sottratte alla mia esistenza. Non mi sembra vero adesso poter passare quelle ore facendo la cosa che amo di più e poter dire “questo è il mio lavoro”. E’ stata dura per anni e lo è ancora, ma è una grossa soddisfazione e motivo di orgoglio. Piccola parentesi, ho dovuto tra l’altro lasciare l’Italia per questo, ma non voglio addentrarmi in questo discorso ora… Amo molto mixare dischi, per gran parte mie produzioni, davanti a centinaia di persone e sentire le loro urla, il loro feedback, i loro pensieri meccanici. Amo anche conoscere centinaia di persone nuove ogni anno ed aver sviluppato le capacità linguistiche per poterci parlare in 3 lingue. Ci sono poi ovviamente aspetti difficili da gestire o che amo meno, ma quelli cerco di evitarli se possibile.

Che progetti hai, o cosa ti auguri per il futuro? Ci sono altre uscite in cantiere prossimamente?

Il progetto principale rimane sempre lo stesso: voglio affermarmi come uno dei migliori engineer di mastering per la musica elettronica. Credo di averne le capacità, considerando dove sono arrivato e da dove e con cosa partivo. Sto già lavorando per artisti ed etichette di tutta Europa e non solo, e molti di loro sono conosciuti ed apprezzati. Sto incrementando costantemente la strumentazione in studio, affinando la mia particolare tecnica. Sto progettando anche di espandere le me competenze e il mio lavoro (come tecnico) ad altri generi musicali, lavorare magari per artisti rock/pop/rap etc. 

Un augurio che mi faccio per il futuro, per tornare a MTR e ALHEK, è quello di poter continuare a stampare vinile con la mia etichetta. E’ dura, perchè, detto chiaramente, la gente compra solo dischi di artisti famosi, o di artisti spinti bene da grandi gruppi. Questo me lo sono sentito dire anche da distributori importanti, che mi sconsigliavano di stampare la mia musica se non accompagnata da bei remixer o addirittura di produrre principalmente artisti affermati. Quello che questi esperti non capiscono è che non ci vogliono 20 anni di esperienza nel settore per capire come funziona. Lo capisco benissimo anche da me, ma semplicemente io voglio produrre la mia musica. Per me questo non è un business. Se avessi voluto creare un business con la mia etichetta non avrei certo puntato sulla techno ma su pop commerciale. Fatto sta che le vendite sono molto proporzionate alla definizione di underground (ahahah), quindi riuscire a rientrarci con le spese diventa difficile.

Per quanto riguarda le prossime uscite, ho del nuovo materiale già pronto di cui sono molto soddisfatto e progetti nuovi aperti non mancano mai. Devo solo riuscire a capire dove e come far uscire le nuove tracce. E probabilmente si tratterà di nuovo di MTR, non ho tempo da perdere per mandare demo.

 

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