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Ombre Lunghe: Focus // Stromboli, Razgraad, Presente

Written by Futurismi

Dal 22 al 24 giugno, avrà luogo a Bologna Ombre Lunghe, rassegna di tre giorni incentrata sulle nuove sonorità che orbitano intorno al panorama della musica elettronica contemporanea. All’interno degli spazi dell’Ex Ospedale dei Bastardini, in via d’Azeglio n°41, l’associazione culturale Alivelab presenterà tre appuntamenti infrasettimanali all’interno dei quali si alterneranno live acts di musica elettronica, djset e proiezioni di artisti italiani ed esteri.
Tra i nomi principali in cartellone ricordiamo: gli inglesi Dalhous, l’egiziano ZULI e Not Waving, reduce dal fortunato LP Animals, rilasciato dalla Diagonal di Powell.
Abbiamo deciso di cogliere l’occasione per approfondire tre artisti, presenti al festival, che animano la scena underground italiana (e bolognese in particolare): Stromboli, Raazgraad e Presente. Abbiamo fatto tre domande molto sintetiche a ognuno di loro sulle rispettive influenze, la strumentazione e i piani futuri ed è uscito un quadro interessante che ben fotografa delle realtà molto interessanti di chi si muove oggi nell’ambito delle musiche “altre” in Italia.

STROMBOLI

presente

Stromboli è il nome d’arte di Nico Pasquini già chitarrista di Buzz Aldrin e bassista per His Clancyness. Il suo debutto per Maple Death Records è un viaggio tra ambient, kraut, ritmi ossessivi e isolazionismo noise. In pochi giorni è stato osannato dalla stampa estera con recensioni su The Quietus, No Fear Of Pop, Decoder, 20JazzFunkGreats e addirittura dal blog di Simon Reynolds, uno dei giornalisti musicali più influenti al mondo.

1) Tre nomi di artisti o gruppi del passato che hanno influenzato il tuo lavoro e al quale oggi ti senti più vicino?

Il primo nome che mi viene in mente è quello dei Chrome, uno dei gruppi fondatori della sperimentazione tra post punk e industrial. Essenziali i primi tre dischi: The Visitation, Alien Soundtracks e Half Machine Lip Moves.
Secondo nome: This Heat. Fondamentale il primo disco omonimo del 1979.
Ultimo nome: Black dice, imprescindibili soprattutto per la loro capacità di fondere ambient e sperimentazioni noise con una formula rinnovata rispetto al passato. Disco di riferimento “Beaches and Canyons” del 2002.

2) Di solito quali strumenti utilizzi in studio e quali in sede live?

Solitamente produco il mio lavoro in casa, utilizzando tutti gli strumenti che ho a disposizione, vecchie tastiere e organi, un synth anni 80, synth vst, chitarra, lapsteel, effetti analogici di ogni genere, percussioni, sampler. Il tutto passa attraverso la registrazione su nastro sia sul 4 piste a cassetta, sia su bobina stereo da un ¼ di pollice, in questo caso un Revox a77.Il registratore a nastro diventa lo strumento fondamentale nella composizione attraverso la creazione di loops e campioni processati.
Nei live, per motivi logistici, uso dei campionatori abbinati a processori di suoni ed effetti analogici. Oltre ai samplers utilizzo chitarra, lapsteel, loopers e mixer.

3) Piani e aspettative per il futuro?

Ho terminato da poco un lavoro che uscirà in due parti per Maple Death Records, saranno collegate ma distinte e pensate per uscire su due volumi sia come musica sia come artwork. La prima uscita è prevista entro la fine dell’estate.
Oltre al lavoro del nuovo materiale sto preparando un live più incentrato sull’utilizzo di strumenti analogici e campionamenti in tempo reale.
Con le prossime uscite mi piacerebbe fare più live possibili.

RAZGRAAD

stromboli

Razgraad è il progetto solista di Salvatore Miele, musicista di stanza a Bologna che esordisce l’11 marzo 2016 con The Water Towers, cassetta in edizione limita a 100 copie pubblicata per Yerevan Tapes. Il suo percorso lo vede confrontarsi sin dall’inizio con una varietà di musiche, tra differenti estetiche e sonorità, anche apparentemente idiosincratiche: dall’industrial alla contemporanea, dall’elettroacustica alla Kosmische Musik. Nel progetto Razgraad, Miele bilancia le sue differenti indagini, puntando a una musica scura e ambientale, ricca di dissonanze e clangori ritmici, declinandoli in un substrato melodico sui generis.

1) Tre nomi di artisti o gruppi del passato che hanno influenzato il tuo lavoro e al quale oggi ti senti più vicino?

Bernard Parmegiani, uno dei pionieri della music concrète. Verso di lui nutro un amore e rispetto incondizionato. È stato uno dei miei primi ascolti fatti nell’ambito della musica d’avanguardia, da lui ho imparato quanto importante sia il concetto di spazio all’interno di una composizione e quanto l’ascolto sia un’esperienza immersiva, che può coinvolgere interamente i nostri sensi. Il secondo artista è Tim Hecker. So che non è propriamente un artista passato, ma il suo Ravedeath 1972 ai tempi mi ha letteralmente illuminato. La sua musica mi ha svelato che è possibile trovare soluzioni melodiche anche all’interno di un impianto timbrico saturo e aggressivo. Infine, i Black Sabbath: penso al loro muro di suono. I primi sei dischi sono pieni di elementi che, col tempo, e in maniera del tutto naturale, ho elaborato e riscoperto all’interno dei miei pezzi. Il carattere ossessivo dei riff oppure il prediligere timbriche scure e suoni distorti, ad esempio, mi ha aiutato molto nell’indagine sul loop e a familiarizzare con la qualità di un certo tipo di suono magmatico. Nel complesso, di tutti e tre apprezzo molto le loro attitudini sonore.

2) Di solito quale strumenti utilizzi in studio e quali in sede live?

In studio come dal vivo, il mio setup è un ibrido hardware/software.
Il mio lavoro solitamente si muove tra sintetizzatori, campionatore e computer, ipad e pedali per la modulazione e la trasformazione del suono.
In studio registro anche molta chitarra elettrica e basso; grazie a pochi ma ben selezionati plug-in, amo processare i loro suoni fino a renderli quasi irriconoscibili. Lo stesso vale per i suoni concreti che catturo all’esterno. Dal vivo ho un differente approccio ai miei strumenti, mi piace concedermi un margine di libertà, che permette di variare il continuum sonoro dei miei pezzi in tempo reale.

3) Piani e aspettative per il futuro?

Continuare a scrivere musica, sotto questo aspetto sono un vero e proprio stacanovista. Poi suonare dal vivo, perché dal vivo si crea una sorta di rituale, difficile da spiegare. Dare una forma e un ambiente al suono, attraverso uno spazio di volta in volta differente è forse una delle cose cui sono più interessato. In ultimo, aprirmi a collaborazioni con altri artisti. Desidero confrontare il mio linguaggio e il mio flusso di lavoro con musicisti, soprattutto se si muovono in ambito differente dal mio; lavorare con artisti visivi e performer, invece, mi darebbe la possibilità di consolidare e riflettere sul rapporto tra suono e immagine.

PRESENTE

raz

Presente gg. e s. m. e f. [dal lat. praesens-entis, comp. di prae- «pre-» e ens entis part. pres. di esse «essere»

Che è nello stesso luogo in cui si trova la persona che parla o nel luogo di cui si parla o a cui ci si riferisce (in contrapp. a lontano o ad assente).
Il progetto Presente nasce nel 2013 a Bologna, membro del collettivo Alivelab (Habitat / Ombre Lunghe). Ha all’attivo una tape del 2015 limitata a 50 pezzi . Debitore della scena cyberpunk, suoni artefatti e industriali sono al centro di tutto.

1) Tre nomi di artisti o gruppi del passato che hanno influenzato il tuo lavoro e al quale oggi ti senti più vicino?

Akira Yamaoka e Kenji Kawai mi accompagnano tutt’oggi lungo il mio processo creativo, contaminati anche dalla grime di stampo inglese.

2) Di solito quale strumenti utilizzi in studio e quali in sede live?

Octatrack e Analog Four è tutto quello che utilizzo sia in fase di produzione che live. Di recente ho acquistato una noise/drone machine saldata e assemblata interamente in Sardegna.

3) Piani e aspettative per il futuro?

Completare l’Ep nuovo e dare un senso alla lettura di Neuromancer di Gibson.

 

Di seguito il programma completo della rassegna Ombre Lunghe:

Dalhous (UK – Blackest Ever Black)
Tarquin Manek (NZ – Blackest Ever Black)
Kiran Sande (DE – Blackest Ever Black)
Razgraad (IT – YEREVAN TAPES)

ZULI (ET – UIQ)
111X (FIN – TAR)
PRESENTE (IT)
Daniele Guerrini (IT – Haunter Records)
GRÜN w/ Andrea Familari /// FAX (DE – Arboretum – AV)
Mogano w/ Andrea Familari /// FAX (DE – Arboretum – AV)

NOT WAVING (UK – Diagonal)
___-Koehler-___ (DE – Berceuse Heroique)
Lutto Lento (PL – Where To Now?)
Stromboli (IT – Maple Death Records)
~raw + Nichi (IT – AV)

Sound Installation:
Isorinne (SE – Dard Å Ranj Från Det Hebbershålska Samfundet – YEREVAN TAPES)

info@thisisalivelab.net

Apertura: h.19.00

Ombre Lunghe è un format prodotto e curato da Alivelab. E’ parte di bè #bolognaestate 2016, il cartellone delle attività estive coordinato dal Comune di Bologna e Total Design Box.

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