Album Reviews

Orphx – Pitch Black Mirror

Written by Futurismi

Orphx è un nome più che familiare per gli amanti della rhythmic noise e della techno più quadrata e marziale. Il duo composto da Rich Oddie e Christina Sealey, attivo ormai da più di vent’anni, ha sempre affrontato la materia elettronica con un occhio di riguardo nei confronti della tradizione industriale, trasportandone l’ethos e i modi in un contesto più vicino al dancefloor, ma mai da ascolto facile; partiti da un sound aspro di matrice noise di scuola europea, negli ultimi anni i Nostri si sono sempre più avvicinati alla techno più dura, anche grazie ad una serie di remix per nomi come Perc e Oscar Mulero ed agli EP pubblicati per la Sonic Groove di Adam X. Questo processo è stato immortalato perfettamente nell’ultimo lavoro Radiotherapy, pubblicato per la Hands nel 2011, ed ora prosegue con il disco qui recensito Pitch Black Mirror, pubblicato su vinile per la Sonic Groove e su CD per la già menzionata Hands.

Il lavoro è composto da dieci tracce divise tra momenti striscianti e compulsivi legati alla rhythmic e pestoni techno industrial dove comunque l’elemento noise viene al massimo mitigato, ma non certo cancellato; l’elemento umano è però ben presente grazie a vocals prese dal passato del versante EBM ed electro industrial, mentre non mancano linee di synth old-school dall’inaspettato groove. Un giusto equilibrio insomma tra punte taglienti e concessioni alla pista che di sicuro permetterà al duo canadese di fare ulteriormente proseliti anche in un pubblico non tradizionalmente legato al suono di scuola Hands/Ant-Zen, seguendo quell’interesse reciproco tra mondo techno e rhythmic noise che da anni si sta facendo sempre più sentire; il tutto naturalmente supportato da una base robusta e da pezzi dal songwriting abile e ben strutturato, dove la giusta atmosfera si unisce ad ossessioni ritmiche e tirate trascinanti.

Unknowing ci da una perfetta introduzione grazie al suo andamento futuristico dai toni roboanti, contornato da ritmiche in loop mutuate da campionamenti da fabbrica e vocals distanti e suadenti, sviluppandosi in un crescendo ossessivo ed ipnotico, mentre Sever The Signal mostra subito l’altra faccia del combo canadese grazie alla sua ritmica aspra giocata su esercizi percussivi sui quali si staglia una voce femminile da serata allucinogena, non dimenticando tensioni di synth e vortici elettrici.

Molten Heart ci trascina nella dark techno più acida ed ossessiva, grazie ai suoi incubi ritmici che portano la lezione di Mulero ed Adam X in una sala nera come la pece (appunto), non dimenticando bassi pompati e linee ipnotiche, ed il singolo Zero Hour segue la stessa strada, aprendosi però ad una cavalcata old-school dove irruenze TBM in 4/4 e cantato militante ci portano ancora una volta in una reinterpretazione moderna delle radici di fine anni ’80 ed inizio ’90.

All Rivers At Once mette in gioco atmosfere dark ambient siderali, sulle quali si stagliano loop da field-recordins poi sostituiti da groove minimali ed oscuri dal tiro ben deciso, mentre nella seconda parte del pezzo ammalianti arpeggi cosmici ci sorprendono, e la finale title track chiude i battenti con un movimento minimale che ci riporta agli esperimenti dei pionieri anni settanta della musica elettronica, usando pochi elementi disposti in un crescendo che culmina in tastiere evocative e timbri quasi rituali.

Un lavoro che suona un po’ come un nuovo inizio per gli Orphx, anche se il loro passato non viene certo messo da parte e le radici del loro suono rimangono presenti; certo è che viene dato più spazio a certe tendenze che da tempo hanno un certo riscontro nel mondo dell’elettronica oscura, e questo permette al progetto di spaziare e regalarci un’opera eclettica, ma allo stesso tempo coerente. Caldamente consigliato.

 


 

Orphx is a name more than familiar for the lovers of rhythmic noise and the straighter kind of techno. The duo composed of Rich Oddie and Christina Sealey has been active for more than twenty years, playing electronic music keeping an eye on industrial music roots using its ethos and tropes in a more dancefloor oriented, but never aimed to easy-listening, habitat. They started from a sharp sound linked to European noise, but in recent years they have progressively got closer to the harder side of techno, a process encapsulated in a series of remixes for names like Perc and Oscar Mulero and EPs published by Adam X’s label Sonic Groove. All of this has been perfectly concretized in their last work Radiotherapy published by Hands Productions in 2011. The new work we’re going to review, called Pitch Black Mirror – published by Sonic Groove on vinyl and by the aforementioned Hands on cd, follows and expands the same path.

The album is composed of ten tracks: crawling and compulsive numbers are linked to rhythmic noise and techno industrial stompers, where the noise element is subdued, but never erased. The human side of the Canadian duo is revealed through vocals linked to EBM/electro-industrial music; unforeseen catchy old-school synth lines are not missing. A winning mix between sharp edges and dancefloor-oriented concessions which surely will ensure them a bigger audience, even among listeners who are not close to the Hands/Ant-Zen sound; a process following the recent and growing interest between the world of techno and the world of rhythmic noise. Of course all of this is encompassed by strong skills and by tracks with an apt and structured songwriting, where the right atmosphere meets rhythmic obsessions and enthralling rides.

Unknowing is a perfect introduction thanks to its roaring and futuristic movement, enriched by looped rhythms coming from factory samples and distant, charming vocals growing with an obsessive and hypnotizing crescendo; Sever The Signal shows from the beginning the other side of the Canadian combo through a sharp rhythm structured by percussive patterns, upon which a nightly and lysergic female voice is layered without forgetting tense synths and electric vortexes.

Molten Heart guides us toward the more acid and obsessive kind of dark techno thanks to its rhythmic nightmares, transporting the lesson of Mulero and Adam X in a pitch black room (indeed); the strong bass and the hypnotizing lines are not forfeited, and the single Zero Hour follows the same path, although it opens up to an old-school ride, where 4/4 TBM turmoils and militant vocals give us once again a modern reinterpretation of late 80’s and early 90’s roots of this music.

All Rivers At Once plays with sidereal dark ambient atmospheres upon which field-recordings loops are layered, but then replaced by minimal dark straight grooves. In the second half of the song charming cosmic arpeggios surprise us, while the final title track closes the album with a minimal movement recalling the experiments of 70’s electronic music pioneers. A few elements are layered to build a crescendo: the climax is in evocative and almost tribal rhytms.

We can say it’s a partial new beginning for Orphx, even if their past is not discarded and the roots of their sound are still clear. Surely some new sounds, which are having a great approval in the world of dark electronics, have here more room and thanks to this they can experiment more giving us a more eclectic, but coherent, work. Eagerly suggested.

 

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Futurismi

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