Album Reviews

SHXCXCHCXSH – SsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSs

Written by Futurismi

Il duo svedese Shxcxchcxsh (buona fortuna nel pronunciarlo) è tornato con il loro terzo album sotto etichetta Avian label, chiamato SsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsS. Chi ha già sentito i loro vecchi album STRGTHS e Linear S Decoded, e anche i loro molti Ep, sa già cosa aspettarsi: una techno oscura e sperimentale con elementi astratti ed ambient, un suono dedicato a notti da danza in una palude, il quale evoca sia il lato più sperimentale della etchno anni ’90, sia la musica elettronica minimale ed industriale.
A partire dal loro secondo lavoro essi hanno aggiunto dei suoni più “emotivi”, e pare che anche qui tale modus operandi venga seguito, usando linee fantascientifiche ed effetti e ritmi, senza rinunciare il lato più oscuro ed atmosferico, il quale a volte ci riporta al field-recording. Ipnotico, ossessivo, catartico: questo, e molto altro, può essere detto riguardo a questo lavoro, un album che ci dona un suono allo stesso tempo astratto e fisico, trovando la propria dimensione tra le crepe, volendo usare un modo figurato di parlare.
Ogni traccia è una variante nel nome del tema delle “Ss”, quindi le nomineremo in base alla posizione; la prima ci accoglie con una suite ambient basata su un crescendo effettivo pieno di suoni eterei ed effetti evocativi, donandoci un’atmosfera sognante e lisergica, mentre la seconda utilizza ritmi serrati in un groove sommesso giocato su elementi minimali. Un loop circolare viene stabilito qui da pochi elementi, seguendo la filosofia del “meno è di più”, uno dei marchi di fabbrica del progetto. La quinta impiega elementi industrial/noise ossessivi con qualità da fabbrica, mentre la composizione cresce di secondo in secondo, culminando in un pezzo disumanizzato che richiama i modi della vecchia musica industriale; il sesto applica un suono modulare da minimal wave, senza tralasciare le preziose qualità sperimentali del gruppo, e l’ottava ci dona una sessione tribal/ambient basata su suoni e pulsioni distanti.
Il disco termina con un pezzo finale sperimentale dove movimenti ciclici e dei loop vengono stagliati, generando una traccia percussiva fatta da macchine per le macchine, un’orchestrazione post-industriale (potremmo dire pure post-tecnologica) con una connotazione fortemente futuristica. A dire il vero nessuna traccia è completamente diversa dalle altre, ma allo stesso tempo nessuna è come le altre, in un lavoro dove la somma delle parti è il vero nucleo dell’ascolto dell’album.
Qualcuno potrebbe dire che non c’è una mancanza di lavori di questo tipo in questo “revival degli anni post duemila della techno oscura e sperimentale”, e non avrebbe torto, ma questo non significa che dobbiamo ignorare un episodio di musica così ben elaborata, stimolante, avventurosa, ma non priva di concentrazione. Se nomi come Body Sculptures, Silent Servant, Vatican Shadow o label come Blackest Ever Black vi suonano positivamente familiari, questo è qualcosa che dovete ascoltare.

The Swedish duo Shxcxchcxsh (good luck with saying that) is back with the third album under the tutelage of Avian label, which is called SsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSs. Whoever has heard their past albums STRGTHS and Linear S Decoded, and their previous Eps, already knows what to expect: dark, experimental, techno with some abstract and ambient elements, a sound linked to clubbing nights in a swamp, which evokes both the experimental side of 90’s techno and minimal and industrial electronic music.
Starting from their sophomore record they have included some more “emotive” sounds, and it seems like they are following this modus operandi again, with Sci-Fi synth lines and layered effects and rhythms, without forfeiting the darker and more atmospheric side, sometimes similar to field-recordings. Hypnotic, obsessive, and cathartic: this, and much more, could be said about this work, an album with a sound that is  abstract and physical at the same time, which sort of finds its own dimension between the cracks.
Each track is a variation in name of the “Ss” theme, so we will refer to them by number; the first one welcomes us with an ambient suite based on an effective crescendo full of eerie sounds and evocative effects, giving us a dreamy and lysergic atmosphere, while the second one employs straight rhythms in a subdued groove played on minimal elements. A circular loop is established here by few elements, following the “less is more” philosophy, one of the trademark of the project. The 5th uses obsessive industrial/noise elements with a factory quality, while the composition grows every second now, culminating in a dehumanized number that recalls the ways of old industrial music; the 6th applies a modular minimal wave sound, without forgetting the precious experimental qualities of the band, and the 8th gives us a tribal/ambient section based on distant pulses and sounds.
The album ends with a final experimental piece where cyclical movements and loops are layered, generating a percussive track made by machines for machines, a post-industrial (even post-technological) orchestra with a strong futuristic quality. To tell you the truth, the tracks ain’t that different from each other, yet they’re quite unique in a way, in a work where the sum of the parts is the real core of the listening experience.
Someone could say that there is no lack or this kind of works in this “post-noughties experimental dark techno revival”, and they’re probably right, but it doesn’t mean we have to overlook something so well crafted, stimulating, adventurous but not unfocused, musical piece. If names like Body Sculptures, Silent Servant, Vatican Shadow or labels like Blackest Ever Black ring a bell in a positive way, this is something you have to listen to.

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