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The Lust Syndicate – Capitalism Is Cannibalism

Written by Futurismi

The Lust Syndicate è il nuovo progetto parallelo di Simone Salvatori e Fabio Colucci, membri della famosa band neofolk romana Spiritual Front. Il progetto è dedito ad un suono decisamente più elettronico e di matrice industrial ma sempre caratterizzato da aspetti teatrali ed intermezzi narrativi che creano una sorta di trama comune. Infatti, il disco di debutto “Capitalism Is Cannibalism” ha un chiaro messaggio esplicitato sin dal titolo. È una visione critica del sistema capitalistico in cui viviamo, visto come un sistematico annichilamento dell’individuo supportato da una falsa democrazia che nasconde un totalitarismo subdolo, un’utopia fondata sul dolore di molti a favore di pochi.

Musicalmente, il tutto si manifesta sotto forma di un suono meccanico ed opprimente, dai ritmi striscianti e dalle venature stridenti ed ostiche, un clima da fabbrica della morte sul quale si stagliano le voci evocative e decise di Simone Salvatori e degli ospiti presenti, tra i quali troviamo il doppiatore e vocal coach Mark Thompson Ashworth, Michael De Victor dei While Angels Watch, Sean Ragon dei Cult Of Youth, Erin Powell degli Awen e l’occultista Paul Smalley. Dopo l’intro vocale “Statement: Consenting Victim”, un monologo di Michael De Victor sullo stato di schiavitù in cui accettiamo di esistere, sottolineato da suoni orchestrali e climi da colonna sonora drammatica, parte il primo brano vero e proprio, ovvero la suadente “Death Moves Towards Us”, un connubio di drum machine marciante e bass-line elettroniche. Qui Salvatore impiega la sua voce creando creando dei bei movimenti, incrementando l’enfasi in concomitanza dell’aggiunta di suoni ancora più altisonanti e duri.

“Utopia as Violence” accentua ancora di più i caratteri elettronici e caotici, creando una sorta di mantra ritmico fatto di suoni distorti e drone statici, supportati da suoni industriali e dai ritornelli trascinanti del cantato. Impossibile non pensare agli Einstürzende Neubauten più recenti o ai Depeche Mode di “Some Great Reward”, però il modo in cui la traccia si dispiega lentamente e l’inconfondibile timbro vocale sono saldamente legati allo stile dei due musicisti. La successiva “From Despair to New Barbarism” adopera suoni da pressa industriale ed un cantato sleazy che mantiene l’elemento umano tra le strutture meccaniche del pezzo, rappresentando perfettamente il dissidio tra disumanizzazione costante e l’individualità, nonché la lotta contro la miseria e la disperazione create dal sistema, che portano, come da titolo, ad un nuovo barbarismo. Ritornelli melodici arricchiscono l’accattivante songwriting fatto di crescendo e climax appaganti.

“Statement: The United States of Slavery” vede la voce di Mark Thompson Ashworth usata su un tappeto sonoro pulsante, giocato tutto su percorsi ritmici quadrati ed ipnotici, sui quali sopraggiungono synth diafani dal sapore malinconico ed evocativo. Le sue parole, un chiaro attacco al sistema americano e al suo colonialismo mascherato, vengono accentuate ed arricchite dai movimenti musicali, un anti-inno che può ricordare l’idea dei Laibach di “Volk”. “Capitalism As Religion”, invece, è un elegante rituale elettronico dai tratti medioevali, una marcia retro-futurista che avanza pesantemente come una corazzata che impone il suo potere. Il legame tra potere economico, politico, religioso, trova piena rappresentazione nel pezzo, e forse non a caso possiamo trovare non poche somiglianze con lo stile degli inglese Test Dept., tra i gruppi della prima ondata industrial tra i più apertamente politicamente impegnati.

“Capitalism Is Cannibalism” è un’opera decisamente interessante, che va oltre il semplice passatempo parallelo alla band principale, assumendo invece un’identità ben strutturata, con un messaggio ed uno stile musicale che si intersecano in una continuità solida e coerente. Il lato più critico e politico della scuola industrial viene ripreso ed inserito in un suono capace di unire parti vocali trascinanti e melodiche con suoni meccanici ed ossessivi, un connubio uomo-macchina non certo inedito, ma di grande effetto. Un disco che  possiede un appeal internazionale, e che merita decisamente l’ascolto.

Tracklist:

1) Statement: Consenting Victims (Vocals – Michael De Victor)
2) Death Moves Towards Us
3) Utopia As Violence
4) Statement: Flattering Of Humanity (Vocals – Mark Thompson Ashworth)
5) One Creed
6) From Despair To New Barbarism
7) Deserted Future
8) Statement: The United States Of Slavery (Vocals – Mark Thompson Ashworth)
9) Financial Aristocracy
10) Black Virgin-Stabbed Jesus
11) Capitalism As Religion
12) The Word Of God (Is His Sperm)

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